La nostra è una storia che ha tagliato il traguardo dei 120 anni. Più di un secolo attraversato da quattro generazioni di avvocati, tributaristi e commercialisti, un percorso iniziato nel 1895 a Napoli dai miei nonni Nicola d’Aniello e Francesco Visco e proseguita fino a l’ingresso nell’attività dello studio dei miei due gemelli Francesco Amyas e Simone Andrea.

Ai primi del Novecento mio nonno paterno decise di lasciare Napoli per la Sicilia. Alla sua partenza, fu l’avvocato Francesco Visco a rilevare la clientela dello studio; mio padre Francesco, anch’egli avvocato ma troppo giovane per farsene carico, divenne il suo procuratore. Questa decisione cambiò non solo il corso della sua vita lavorativa ma anche di quella privata: fu infatti proprio dalla frequentazione dello studio e di casa Visco, che nacque l’amore tra mio padre e mia madre Maria Sofia Visco, approdato poi nel matrimonio celebrato nel 1936. In entrambi i nonni, d’Aniello e Visco, erano fortemente presenti quei valori morali che caratterizzavano la borghesia di quegli anni: lealtà, famiglia, lavoro.

Francesco Visco abbinava alla brillante carriera professionale la passione per la politica, spesa nelle fila della democrazia liberale, di cui divenne prima consigliere e poi presidente di quella che era la “deputazione provinciale napoletana” per conquistare infine un seggio parlamentare nella XXVI legislatura. Nonno Visco aveva sviluppato una specifica conoscenza nel campo tributario che lo portò ad approfondire la tematica della tassazione delle rendite fondiarie; occorre ricordare che alla fine dell’Ottocento l’economia italiana era prevalentemente agricola, pertanto il fisco prestava particolare attenzione nell’accertare le rendite di natura agraria ed immobiliare. Mio nonno difendeva dunque gli interessi dei grandi proprietari immobiliari frequentemente tartassati dalle pretese erariali dello Stato.

Ma dopo l’avvento del fascismo nel 1922, e più tardi dopo il delitto Matteotti, per Francesco Visco fu la politica a segnare i momenti più importanti e sofferti. Partecipò in qualità di deputato alla dissidenza del Valentino, manifestando apertamente la sua avversità al regime: posizione scomoda che gli costò la perdita di diversi incarichi professionali. Egli apparteneva a quella schiera di galantuomini idealisti come Arnaldo Lucci, Benedetto Croce, Enrico De Nicola, Roberto Bracco, Ferdinando del Carretto, Giulio Rodinò, per i quali rigore morale ed intellettuale, oltre ad un forte senso dello Stato, erano principi irrinunciabili qualunque fosse il proprio schieramento politico. Don Benedetto Croce possedeva immensa cultura e spaventevole memoria, nonché una grande capacità di riflessione e un rigoroso equilibrio; già nel 1914, discorrendo con mio nonno, affermava che l’Italia era una nazione civilmente debole.

Nell’Italia del secondo dopo guerra, Francesco Visco fu costretto a ricominciare quasi da zero, dopo aver perso tutti i suoi risparmi investiti in titoli di stato, quello che era stato conosciuto come il famoso Prestito Redimibile al 3,50%. L’epoca in cui visse ed esercitò la professione era molto diversa da quella attuale, così caratterizzata dalla tecnologia, basti pensare all’abitudine, consolidata nei rapporti con i clienti, di scrivere le minute da passare alle dattilografe sul retro delle lettere alle quali dava la risposta: con il duplice scopo di dare maggior ordine agli archivi e risparmiare cancelleria.

Altri tempi sui quali il consumismo nemmeno albeggiava e la parsimonia era stile di vita per tutti, non solo per le classi meno abbienti. Tra i suoi amici, il personaggio di maggior spicco era senz’altro Enrico De Nicola interlocutore sobrio ed elegante, animato da una grande passione civile, a volte brusco ma sempre brillante conversatore. Laureatosi poco più che maggiorenne, De Nicola divenne ben presto avvocato penalista di notorietà nazionale; rigoroso servitore delle istituzioni, nella sua gloriosa attività professionale non accettò mai incarichi contro l’Avvocatura dello Stato. Quando per le sue incombenze fiscali veniva a trovare mio nonno allo studio, rimproverava mio padre perché considerava esigue le imposte che gli comunicava dovesse pagare (in relazione peraltro alla sua unica proprietà, che si trovava a Torre del Greco); allora il nonno faceva qualche leggera “variazione in aumento”, al solo fine di accontentarlo. Era frequente anche che De Nicola rimanesse a cena nella casa-studio del nonno, senza che lo stesso ne avesse dato preavviso alla moglie Eleonora che assecondava sempre il marito nonostante ciò comportasse spesso non poche peripezie culinarie.

Mio nonno Francesco morì nel 1946, l’anno in cui De Nicola divenne primo Presidente della Repubblica Italiana. A quel punto, toccò a mio padre e a mio zio Claudio Visco gestire lo studio. Avevano caratteri e attitudini diverse, ma entrambi furono decisivi per lo sviluppo dell’attività; Claudio, amante dei viaggi e della vita mondana, prediligeva curare gli interessi dei clienti altolocati (e preferibilmente con parecchi gradi di nobiltà); mio padre finì invece per prendersi cura della parte organizzativa, anche per fronteggiare le nuove esigenze fiscali imposte dalla Riforma Vanoni. Fu così che lo studio ebbe un lungo periodo di espansione, parallela alla poderosa rinascita economica del dopoguerra. Fra i nuovi clienti si ritrovarono rilevanti aziende attive nel settore industriale, commerciale, marittimo, elettrico e siderurgico.

Oltre che all’attività professionale, mio padre si dedicò anche alle sue passioni sportive: la vela, il motociclismo e lo sci. Fu così che alla fine degli anni Cinquanta – insieme a un manipolo di amici, tra i quali Mario Pepe ed Emilio Buccafusca, appassionati sciatori che potremmo definire i pionieri dello sci napoletano – appoggiò la costruzione della prima seggiovia di Roccaraso. La stazione di partenza era poco fuori il paese, vicina a un fabbricato tondo con il tetto ad ombrello, che da quel giorno fu per tutti il mitico “Ombrellone”. In particolare, mi piace ricordare la figura di Emilio Buccafusca, valente chirurgo ortopedico, poeta e pittore futurista, penna sensibile e creativa, uomo dalla spiccata propensione artistica che spaziava fino alla musica. Con i proventi ricavati dal primo investimento nella seggiovia dell’Ombrellone, furono creati la seggiovia di Roccalta e, successivamente, lo skilift del Campetto degli alpini, dando così il via a un piccolo comprensorio sciistico molto vicino al paese. Ricordo ancora le battaglie sostenute da mio padre davanti alle Commissioni tributarie di Sulmona e L’Aquila per ottenere, tra i primi in Italia, l’esenzione decennale dalla tassazione, negata dagli Uffici tributari che non riconoscevano agli skilift la qualifica di impianto industriale: erano gli inizi degli anni 60 ed io non conoscevo premio maggiore che accompagnare mio padre nei suoi viaggi fuori Napoli perché, fresco patentato, potevo guidare la sua Lancia Appia sulla via del ritorno.

Mio fratello Stefano, nonostante fosse più giovane di me, entrò per primo nello studio; anche per volontà di nostro padre, che mi suggerì di trascorrere alcuni anni alla Texas Instruments in qualità di responsabile dell’ufficio amministrativo. Questa esperienza si rivelò proficua per la mia successiva attività professionale; me ne resi bene conto quando rientrai anch’io in studio nei primi anni della riforma tributaria del 1974 che imponeva la tassazione delle imprese in base ai risultati contabili e non più a forfait. Quelli che seguirono furono anni di grande lavoro in quanto nostro padre, oltre a essere infaticabile lui stesso, riusciva a utilizzare al meglio il nostro apporto. La sua morte, nel 1978, ha lasciato a noi figli un’eredità umana e professionale di grande valore e un esempio di lealtà e di correttezza nei confronti di tutti, in particolar modo verso i funzionari della pubblica amministrazione, per i quali nutriva sempre il massimo rispetto. Nel 1996, con l’ingresso dei miei due figli, è stato aperto lo studio di Milano, per consolidare i rapporti, iniziati già da mio nonno e da mio padre, con importanti gruppi industriali e finanziari; nonché per sviluppare al meglio le professionalità di Francesco Amyas e Simone Andrea e di professionisti di spiccate capacità quali i colleghi Luigi Princigalli, Antonio D’Angelo e Domenico Ardolino. Ma il vero motivo dell’apertura di una sede milanese va individuato nella crisi economica che, sul finire degli anni Ottanta, aveva colpito Napoli. Attraverso lo studio di Milano si è voluto espandere l’attività in uno scenario economico più favorevole, ma soprattutto più internazionale, perché il futuro del nostro paese è indissolubilmente legato agli scenari economici mondiali.

La vera sfida, anche per noi professionisti, sarà quella di intuire velocemente le evoluzioni delle esigenze delle imprese e avere, allo stesso tempo, la capacità di soddisfarle sempre. Chi saprà cogliere le opportunità che il mondo delle professioni può offrire anche in un’economia globale, potrà realizzare i propri sogni ad occhi aperti.

Vincenzo d'Aniello